Giulia Goggi Doula Olistica e Cultura della ciclicità
Archeologia e Antropologia
Ciclicità femmininile
Doula Olistica (M**S)
La Dea Lattea APS
26/08/2026
Amo il mio corpo.
O meglio spesso lo odio e lo vorrei diverso, più snello più magro.
Poi penso che ha vissuto un parto cesareo difficile un allattamento difficile, un'infanzia difficile fatta di giudizi e litigi. Problemi ormonali di ormoni che non volevano farlo crescere. Una separazione difficile. Disfunzioni alimentari. Un'adolescenza difficile. Violenza sessuale e violenza psicologica reiterata nel tempo. Un tumore al cervello con operazione difficile se non impossibile e poche possibilità di uscirne indenne. Ho perso il conto dei traslochi su e giù per l'Italia e delle campagne di scavo lì dove era possibile scavare 2 gravidanze meravigliose con due parti difficili e mediclizzati con altrettanti allattamenti prolungati (anche di più e più anni). 5 lutti di quelli che ti devastano per sempre la vita. Una nipote da amare e sostenere con tutta la forza possibile. Due figli da amare e sostenere con tutta la forza possibile. Un amore da proteggere ma anche da cui proteggersi.
E tutto quello che ne consegue e conseguirà nel futuro.
Il mio corpo ha vissuto con me è mi ha sostenuta per 40 anni. Siate gentili con lui perché lui è forte ma è anche gentile con voi
Siate gentili coi corpi altrui. Non potete sapere cosa vivono e cosa hanno vissuto
E che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva come una cosa viva lanciata a bomba contro l'ingiustizia
13/08/2026
Sistema limbico:
Quando ero piccola mia nonna Anna indossava gioielli e profumi. Giocavo sempre con lei ad indossare i suoi orecchini i bracciali e le collane.
Quando nonna è morta due anni e mezzo mi è stato dato questo braccialetto. Quando lo guardo o lo indosso ricordo il profumo dellr sue mani che odoravano di C'era di Cupra. Ricordo la morbidezza della sua voce, l'odore della moquette verde, la voce squillante di mio nonno.
Le persone che non ci sono più in realtà sono sempre con noi.
In noi.
06/08/2026
Cosa si fa in un caldo, caldissimo, decisamente caldo e leggermente rovente agosto?
Ci si prepara alla
Per crescere un bambino serve un villaggio.Ma chi sostiene la mamma?
NOI
Scrivi Roma per partecipare
25/06/2026
Ti avevano preparata al parto.
Ma qualcuno ti aveva preparata al post parto?
La nascita di un bambino porta con sé gioia, trasformazione, domande, stanchezza e nuove emozioni.
Per questo abbiamo creato uno spazio dedicato alle donne, dove condividere esperienze, sentirsi accolte e ricevere strumenti pratici.
💜 "Il post parto per la donna. Condivisione e pratiche"
📍 Roma
📅 1 luglio 2026
🕙 10:00 - 12:00
👤 Con Giulia Goggi
Scrivici ROMA in DM per ricevere tutte le informazioni.
24/06/2026
✨ Diventare madre è una trasformazione profonda. Eppure, dopo la nascita di un bambino, molte donne si trovano ad affrontare emozioni, dubbi e cambiamenti sentendosi sole.
Per questo sono felice di partecipare a S.O.S. Villaggio Aperto, uno spazio dedicato all'ascolto, alla condivisione e al sostegno reciproco.
🌷 "Il post parto per la donna: condivisione e pratiche"
📅 1 luglio 2026
⏰ dalle 10:00 alle 12:00
📍 Roma
Sarà un incontro in presenza per parlare del periodo del post parto, delle sue sfide e delle sue risorse, in un clima accogliente e senza giudizio.
Perché, come recita il proverbio africano, per crescere un bambino ci vuole un villaggio. E anche una mamma merita il suo villaggio. 💜
Se senti che questo tema ti riguarda, o conosci una neomamma che potrebbe beneficiarne, condividi questo post o scrivimi per maggiori informazioni.
10/06/2026
Ci metterò un pò a smaltire questa serie. Forse più che le altre due precedenti.
Questa volta ha toccato temi per me molto importanti, tutti dal primo all'ultimo. E mi ha lasciato notevolmente provata, mi riservò di rivederla da sola nella tranquillità autunnale quando i miei figli ricominceranno le attività.
Di molti si sta parlando già ampiamente. Di uno però vedo che si parla poco e mi dispiace molto.
Parlo del tema della violenza, Smeralda è stata il personaggio chiave di questa serie dal mio punto di vista proprio perché ha portato un tema così difficile ma anche così importante. Zerocalcare si è dimostrato un vero maestro secondo me nel toccarlo così come ha fatto, con tutta l'empatia possibile e immaginabile.
Perché quella serve quando si parla di violenza. Chi l'ha vissuta e chi ci lavora (e spesso sono le stesse persone) sa bene che l'ingrediente primario è la delicatezza. Per parlarne anche con un pubblico serve una miracolosa opera artistica, scenografica, di sceneggiatura che per fortuna Zerocalcare ha fatto. L'ombra nera intorno alla vittima è esattamente quello che ho sentito io in quel periodo della mia vita (anche se a dire il vero la mia ombra era anche dentro non solo intorno). È stata anche fondamentale perché il tema diventi chiaro anche per i più giovani e le più giovani che si sa seguono Zerocalcare e fortunatamente lo leggono e guardano. Lì dove il governo mette un limite più che drastico all'educazione sesso affettiva Zero ha cercato in qualche modo di farla almeno su una parte di essa (e di questo tutti noi genitori gliene siamo estremamente grat3). Perché la violenza è proprio così, è un'ombra nera che ti prende corpo mente cuore, è un mostro che ti tiene la mano e ti bacia dopo lo schiaffo o dopo l'insulto. È una morsa da cui non si esce e no, non è colpa nostra, ma non riusciamo ad andare oltre. È più forte di noi.
Una cosa, però, vorrei ci fosse stata in più. Avrei voluto che si parlasse delle operatrici che incontrano le vittime. Zerocalcare ha mostrato il centro antiviolenza, le donne al suo interno (chi è ospite, chi va ogni tanto a "parlare", chi ci lavora). Io ho fatto anche questo, per breve tempo, e poi ho scelto di continuare ad essere accanto alle donne anche per altre vie. So bene come ci si sente da entrambi i lati della scrivania. Avrei voluto vederli entrambi, avrei voluto sentire i pensieri di amica pterodattilo dopo aver detto di no ad una donna. Avrei voluto vedere la sua frustrazione.
Perché so che c'è stata. Lo so perché l'ho provata e la provo ogni volta che ho dovuto dire "non c'è posto" "Non ci sono i fondi" "Il servizio è chiuso" o simili. Conosco la rabbia, la frustrazione, il senso di impotenza e il senso di colpa. Sì il senso di colpa, perché anche se non sono io a decidere come organizzare i fondi pubblici sono io che devo dire di no. L'onere di quel rifiuto, di wuella donna abbandonata, di quel malessere (più che legittimo) ricade su di me.
Di ogni donna incontrata ricordo la speranza, la paura, la vergogna e la ricordo perché l'ho provata anche io. Ma ricordo anche il terrore la rabbia la frustrazione il senso di ingiustizia che ho provato e provo anche io.
Anche di questo dovremmo parlare. Non mi illudo che questo accenda gli animi e riporti i fondi dove dovrebbero andare ma spero lo stesso in un minimo di consapevolezza in più
Comunque grazie Zero da donna da mamma da operatrice per le donne da ricercatrice
10/06/2026
Ci metterò un pò a smaltire questa serie. Forse più che le altre due precedenti.
Questa volta ha toccato temi per me molto importanti, tutti dal primo all'ultimo. E mi ha lasciato notevolmente provata, mi riservò di rivederla da sola nella tranquillità autunnale quando i miei figli ricominceranno le attività.
Di molti si sta parlando già ampiamente. Di uno però vedo che si parla poco e mi dispiace molto.
Parlo del tema della violenza, Smeralda è stata il personaggio chiave di questa serie dal mio punto di vista proprio perché ha portato un tema così difficile ma anche così importante. Zerocalcare si è dimostrato un vero maestro secondo me nel toccarlo così come ha fatto, con tutta l'empatia possibile e immaginabile.
Perché quella serve quando si parla di violenza. Chi l'ha vissuta e chi ci lavora (e spesso sono le stesse persone) sa bene che l'ingrediente primario è la delicatezza. Per parlarne anche con un pubblico serve una miracolosa opera artistica, scenografica, di sceneggiatura che per fortuna Zerocalcare Jaha fatto. L'ombra nera intorno alla vittima è esattamente quello che ho sentito io in quel periodo della mia vita (anche se a dire il vero la mia ombra era anche dentro non solo intorno). È stata anche fondamentale perché il tema diventi chiaro anche per i più giovani e le più giovani che si sa seguono Zerocalcare e fortunatamente lo leggono e guardano. Lì dove il governo mette un limite più che drastico all'educazione sesso affettiva Zero ha cercato in qualche modo di farla almeno su una parte di essa (e di questo tutti noi genitori gliene siamo estremamente grat3). Perché la violenza è proprio così, è un'ombra nera che ti prende corpo mente cuore, è un mostro che ti tiene la mano e ti bacia dopo lo schiaffo o dopo l'insulto. È una morsa da cui non si esce e no, non è colpa nostra, ma non riusciamo ad andare oltre. È più forte di noi.
Una cosa, però, vorrei ci fosse stata in più. Avrei voluto che si parlasse delle operatrici che incontrano le vittime. Zerocalcare ha mostrato il centro antiviolenza, le donne al suo interno (chi è ospite, chi va ogni tanto a "parlare", chi ci lavora). Io ho fatto anche questo, per breve tempo, e poi ho scelto di continuare ad essere accanto alle donne anche per altre vie. So bene come ci si sente da entrambi i lati della scrivania. Avrei voluto vederli entrambi, avrei voluto sentire i pensieri di amica pterodattilo dopo aver detto di no ad una donna. Avrei voluto vedere la sua frustrazione.
Perché so che c'è stata. Lo so perché l'ho provata e la provo ogni volta che ho dovuto dire "non c'è posto" "Non ci sono i fondi" "Il servizio è chiuso" o simili. Conosco la rabbia, la frustrazione, il senso di impotenza e il senso di colpa. Sì il senso di colpa, perché anche se non sono io a decidere come organizzare i fondi pubblici sono io che devo dire di no. L'onere di quel rifiuto, di wuella donna abbandonata, di quel malessere (più che legittimo) ricade su di me.
Di ogni donna incontrata ricordo la speranza, la paura, la vergogna e la ricordo perché l'ho provata anche io. Ma ricordo anche il terrore la rabbia la frustrazione il senso di ingiustizia che ho provato e provo anche io.
Anche di questo dovremmo parlare. Non mi illudo che questo accenda gli animi e riporti i fondi dove dovrebbero andare ma spero lo stesso in un minimo di consapevolezza in più
Comunque grazie Zero da donna da mamma da operatrice per le donne da ricercatrice
07/06/2026
Ci sono cose peggiori della morte. Un'infinità. Una di queste è perdere un figlio. A qualsiasi età: mio padre aveva 63 anni quando è morto e mia nonna 88. Mia nonna era una donna che per tenerla ferma e zitta dovevi levarla e imbavagliarla e anche così durava poco. Da quel 1 luglio del 2020 fino al 15 novembre dello stesso anno mia nonna si è spenta, all'improvviso. Come se la morte di quel figlio (che non era l'unico) le avesse tolto ogni energia vitale . Io di figli ne ho due e ci sono poche cose che mi spaventano più del l'eventualità di perderli per sempre.
La donna in foto di figlio ne aveva uno ed è morto all'età di 19 anni. Il che è forse ancora peggio. Un ragazzo di 19 è un ragazzo cbe sta affacciandosi all'età adulta. È un uomo ma con il viso da bambino.
La donna in foto ha vissuto di suo a 19 nessuna ragione apparente. O meglio, nessuna che le sia stata raccontata. Un brutto giorno suo figlio è morto, un brutto suo figlio è stato ucciso.
Da quel 22 febbraio 1980 al 5 giugno 2012 (il giorno in cui è morta) la donna in foto non ha fatto altro che cercare la verità, un movente, un colpevole, un mandante, qualcosa che le desse la verità.
Una verità che non è arrivata prima della fine. Ad oggi nessu3 sa chi e perché ha ucciso Valerio Verbano.
La donna nella foto, Carla si chiamava, è morta col rammarico di non sapere la verità sull'evento più sconvolgente della sua vita
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